Castello dell'Abate

Castello dell'Abate

Castello dell'Abate

Descrizione

Il 10 ottobre del 1123 Costabile Gentilcore, originario di Tresino, su concessione di Guglielmo I il Normanno, diede inizio alla costruzione di un potente castello a difesa e a protezione degli abitanti dalle devastanti scorrerie Saracene. Terminato dal suo successore, l'abate Simeone, il Castello, circondato da fossi e protetto da valide torri e da una robusta cinta muraria, assicurò benessere a tutto il territorio circostante, tanto da far accrescere il numero degli abitanti e delle dimore del primitivo villaggio, che, in segno di riconoscenza del suo fondatore, da castello dell'Angelo comincerà a chiamarsi castello dell'Abate. Dalla sua edificazione fino agli inizi del secolo XV il maniero rimase sotto la giurisdizione amministrativa e spirituale del monastero della SS. Trinità di Cava dei Tirreni, divenendo il centro propulsore e politico- amministrativo di un vasto feudo ecclesiastico, composto da circa 42 casali, e il centro di irradiazione del monachesimo benedettino nel territorio cilentano. Residenza del vicario abbaziale da cui dipendevano il castellano e il capitano delle torri del castello e numerosi armigeri, arruolati anche tra gli stessi monaci, il castello fu sottoposto a lungo e cruento assalto da parte delle truppe aragonesi (sec. XIII) e successivamente da parte delle truppe angioine (sec. XIV), ed, infine, venduto dal Papa Gregorio XII nel 1402 a Ladislao di Durazzo, divenendo così possedimento della Corona fino al regno di Alfonso I d'Aragona. Dominio della famiglia dei Sanseverino fino al 1552 fu sottoposto all'arbitrio e al potere di vari feudatari: da Marino Freccia a Carlo Caraccio, dai Loffredo ai Filomarino, dagli Acquaviva di Conversano ai Granito Belmonte. Acquistato da Saverio Rossi nel 1853, dopo circa un secolo fu riscattato dalla munificenza della famiglia De Vivo e donato al Monastero di Cava, ritornando dopo quattro secoli di nuovo sotto i benedettini. La storia del castello è la storia di una comunità che ha sempre visto in esso il simbolo dell'unità territoriale. Faro di civiltà e cultura, tempio di religiosità e spiritualità, saccheggiato dalle orde turche e rimaneggiato in alcune sue parti, teatro di assalti e di guerre cruente, fu ingrandito da insigne architetti sotto la sapiente guida e progetto di Giuliano da San Gallo, protagonista di atti di inaudita violenza e sopraffazione, ma anche di umana comprensione e liberalità. Fu dimora di abati, vicari, capitani, di potenti feudatari, le sue ampie sale hanno ospitato sovrani, principi, dame e cavalieri. Fu luogo di scontro durante la breve repubblica partenopea, ma anche sede di incontri di noti cospiratori e rivoluzionari dei moti cilentani. Dalle sue torri Gioacchino Murat ebbe modo di gustare il bellissimo panorama sottostante, mentre i tre baluardi, impressi nel gonfalone comunale hanno rappresentato e ancora oggi rappresentano Castellabate nel mondo. Restaurato, dopo i numerosi anni di abbandono, dalla Sovrintendenza dei beni artistici e architettonici della provincia di Salerno, è diventato valido centro di aggregazione e sede di significative ed eterogenee manifestazioni di grande spessore artistico e culturale e sede richiestissima per la celebrazione di matrimoni civili tra coppie di connazionali e stranieri.

Modalità di accesso

Il Castello è interamente visitabile previo l'acquisto di un biglietto presso la biglietteria posta all'ingresso dell'edificio.

Come arrivare

Via Castello, 1A 84048 Castellabate

mappa

Costi

Il costo del biglietto è di 1€ a persona

Orario per il pubblico

Dal Lunedì alla Domenica:  dalle 10:00 alle 14:00 e dalle 15:00 alle 19:00

 

 

Galleria

Ultimo aggiornamento: 29-02-2024

Quanto sono chiare le informazioni su questa pagina?

Valuta da 1 a 5 stelle la pagina

Grazie, il tuo parere ci aiuterà a migliorare il servizio!

Quali sono stati gli aspetti che hai preferito? 1/2

Dove hai incontrato le maggiori difficoltà? 1/2

Vuoi aggiungere altri dettagli? 2/2

Inserire massimo 200 caratteri