Basilica Pontificia "S.Maria Assunta"

Chiesa Madre di Santa Maria Assunta

Basilica Pontificia

Descrizione

Raggiungibile nel passato solo attraverso le viuzze interne del centro storico, di recente lo è anche dal raccordo asfaltato segnalato dalla statua bronzea del Beato Simeone Abate, opera dello scultore Nicola Sebastio, realizzata nel 1989. Sulla sua sinistra si trova la torre campanaria a canna ferrata, modulata su quattro piani, nella sua rustica semplicità della pietra faccia a vista. Quello di base presenta un arco a tutto sesto, utilizzato per il normale accesso dei fedeli, mentre i due piani superiori sono bucati da salde monofore, le cui cornici si posano sul parapetto in pietra. L'ultimo, invece, opera successiva, è impreziosita da trifore sorrette da eleganti pilastrini, al di sopra delle quali è posto il quadrante dell'orologio. Sorta sulla preesistente cappella di S. Maria de Gulia, edificata dai monaci di S. Basilio, la Chiesa di S. Maria Assunta ha subito nel corso degli anni varie trasformazioni di stili e di volumetrie. La prima trasformazione avvenne nel secolo XII, quando con la creazione del castello, si avvertì la necessità di ampliarla e renderla più confacente alle necessità religiose della accresciuta popolazione. La Chiesa, composta da un'unica aula rettangolare, chiusa da pareti laterali forate da una serie di quattro monofore ogivali con copertura a capanna, fu consacrata dall'Abate Simeone il 17 gennaio 1138. Nella seconda metà del secolo XIV, a questo primitivo impianto si aggiunse la piccola navata di sinistra decorata con affreschi, in parte andati perduti. Restano soltanto alcune tracce di episodi della vita di S. Antonio Abate, che stilisticamente lasciano intuire la cultura giottesca del suo autore "nella cornice a finti tasselli marmorei, nella tipologia delle aureole raggiate, nel ductus narrativo" e nell'affresco della Trinità, in cui Dio sorregge la traversa della croce con Gesù crocifisso, recante nella cornice inferiore l'indicazione del committente. Alla fine del secolo XVI, la Chiesa subì un intervento radicale, che condusse all'attuale suddivisione in tre navate: quella di destra più ampia con soffittatura lignea, quella di sinistra coperta da volte a vela. Le pareti della navata centrale furono innalzate e sorrette da archi sostenuti da grandi e squadrati conci di pietra, su cui furono aperte nuove monofore ed entrambe videro l'aggiunta di Cappelle gentilizie. L'opera di completamento terminò alla fine del secolo XVIII con l'aggiunta del presbitero absidato con copertura a cupola e la creazione di due altari su cui campeggiano in specchioni tardo barocco i dipinti di S. Nicola Abate e di S. Lorenzo Martire, realizzati entrambi nel 1798 dagli avellinesi Antonio e Vincenzo De Mita. Attualmente si presenta "nelle vesti rococò della zona presbiterale e con un romanico falsamente originario che il restauro degli anni '70 ha tentato di portare alla luce". Di estrema bellezza e raffinatezza è il trittico raffigurante "Madonna in trono con Bambino tra i Santi Giovanni e Pietro", in alto, retaggio del gotico fiammingo, in pannelli cuspidali "la Crocifissione" è affiancata da due pannelli raffiguranti I' Angelo Annunziante e la Vergine. L'opera datata 1472 è firmata da Pavanino da Palermo, artista di origine siciliana attivo in Campania, che si firma da Salerno. È opera pregevole per la sua struttura decorativa e cromatica, per la descrizione attenta dell'impianto architettonico, per l'acutezza e la profonda umanità che traspare dai volti dei personaggi e per l'eleganza e la storicamente valida descrizione delle vesti. Di notevole interesse è un'acquasantiera, divisa da tredici pannelli lavorati e decorati con motivi floreali e figurazioni simboliche. Tra i dipinti meglio conservati è la tavola di S. Michele Arcangelo nelle vesti di un leggiadro guerriero, giudice implacabile delle anime, armato di lancia e di scudo che trafigge con una lunga e sottile asta il corpo ammaliatore di una provocante e formosa figura femminile con ali di uccello e l'avvolgente coda di sirena, che, mostra al contempo una velata resistenza ed un’ostinata fierezza. L'opera, di autore anonimo, trae spunto dal mito della vicina isola di Leucosia e risente dell'influsso dei canoni post tridentini che invitano l'umanità a guardarsi dal peccato della lussuria, dalle credenze magiche e dalle ascendenze paganeggianti. Di ricercata eleganza sono i resti di pavimento in maiolica "tipico manufatto di produzione napoletana rinascimentale, che riprende nello schema la tradizione valenzana presente a Napoli, con le quattro esagonette intorno al tozzetto centrale e nella decorazione i motivi di profili umani di origine islamica e delle scritte allegoriche nei corrigli di sapore tardo gotico". Prezioso artisticamente anche il fonte battesimale marmoreo, poggiante su di un piedistallo lavorato su cui sono effigiate, accanto alla scena del battesimo di S. Giovanni, le armi e lo stemma araldico della Universitas Castri Abbatis, rappresentato da un castello con tre baluardi. Numerose tele, per lo più dei secoli XVII e XVIII, di autori ignoti, sono visibili in entrambe le navate laterali. Tra di essi si menzionano: olio su tavola raffigurante la Madonna con Bambino tra S. Agostino e S. Francesco Di Paola; olio su tavola con Madonna del Carmelo e i Santi Francesco, Antonio, Rocco e Maria Maddalena; olio su tavola di S. Caterina di Alessandria; olio su tavola di S. Martino che divide il mantello con il povero. L'altare di S. Costabile, contenente il busto in rame cesellato del 1662, realizzato dall'orafo napoletano Aniello Treglia, con le offerte dei fedeli per lo scampato pericolo della pesta del 1656, è impreziosito da un artistico mosaico di abili maestranze fiorentine, che raffigura, da un lato, Costabile fanciullo con i gigli ai piedi di S. Maria de Gulia, dall'altro, in abito di monaco benedettino orante. Un crocifisso ligneo, la statua dell'Addolorata avvolta nel suo mantello nero trapuntato di stelle, un confessionale e il coro ligneo di fine settecento con 19 stalli, ove prendevano posto i canonici della collegiata, concludono l'arredamento della Basilica Pontificia minore in cui nel passato si celebrarono due sinodi diocesani. Dispone anche di un ricco archivio parrocchiale contenente circa 470 manoscritti tra i quali registri dei morti, dei battezzati e di matrimonio, voluminose platee, cronache parrocchiali, libri di esiti, rileva, autentiche di reliquie ed importanti testi a stampa riguardanti la storia di Castellabate e la Badia di Cava.

Modalità di accesso

Si accede alla struttura dal portone principale sito in Via Don Matarazzo.

 

Come arrivare

Via Don Matarazzo, 84048 Castellabate (SA)

mappa

Costi

Non sono previsti costi per l’accesso alla struttura

Orario per il pubblico

La Chiesa Madre è sempre aperta in orario diurno. Per conoscere gli orari delle funzioni religiose rivolgersi alla parrocchia.

Galleria

Ultimo aggiornamento: 29-02-2024

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